venerdì 10 ottobre 2014

Il mistero della cassonade

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Capita a volte che una parola sfugga, soprattutto se è nell'altra lingua, quella con cui siamo nati ma che ora non va più di moda. In una ricetta ho trovato il termine "cassonade", ma il contesto non mi aiutava per nulla a ricostruire una certezza attorno ad un ricordo. Poi è arrivata l'illuminazione: zucchero grezzo di canna. Eppure lo uso tutti i giorni...
Una ricerca porta ad un'altra, ed è così che scopro la "Tarte à la cassonade"  e "Bperbiscotto", una vera miniera di ricette golose ma, soprattutto, un utile dizionario critico sugli ingredienti traslati, a volte un po' a caso, da una lingua all'altra.
Mentre medito sulla torta "Mégève", e su come il disco di meringa potrebbe riuscire anche nel mio vecchio forno a gas, gli strati bianchi e cioccolato mi fanno riflettere sulle molte lingue che, in Valle d'Aosta, ci appartengono ancora prima che le potessimo scegliere. Primo fra tutti il patois, dolce e friabile come una meringa, ciò aggiungerei qualche nocciola piemontese. Poi il raffinato cioccolato francese, lavorato a mousse, come quelle parole che si gonfiano da sole lungo il discorso. E poi, sopra tutto, una copertura di italiano, che per quanto sia compatta non può annegare l'essenza della torta. Può solo racchiudere in uno scrigno il tesoro plurilingue, i diversi sapori che solo il nascere in zona di confine, purtroppo non zona franca può regalare.
Bon appétit!