martedì 29 gennaio 2013

Le storie della storia

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Ho cominciato questa mattina con una manciata di ragazzi che, candidamente, mi hanno detto che la storia non serve per la vita.
Poi i dubbi su una citazione che tira in ballo Pipino il Breve re dei Franchi.
Infine il passaggio del Rubicone, che cancellerebbe quanto si è visto di bello in Gallia Cisalpina o Transpadana.
Tra storia e letteratura, mi torna alla mente il primo incontro ufficiale con la Storia: per questo scelgo l'espressione perplessa di Erodoto, o almeno del busto che per tradizione lo ritrae. Le sue "Storie" si basano su fatti affidabili, per questo è considerato il primo degli storici. Forse è dovuta alla ricerca della verità la rete di rughe che gli solcano il volto, il sopracciglio sollevato tra il dubbio e lo stupore. Ma questo plurale "Storie" fa pensare alle tante sfaccettature, punti di vista da cui si può raccontare, aggirando la verità non per malafede ma perché lo sguardo non è mai globale ma parzialmente successivo.
La storia, alla fine, è una scienza esatta e variabile, che deve sottostare all'evidenza delle fonti materiali e allo stesso tempo essere affidata al racconto di persone che per natura sono parziali.
Quando però la storia deve anche piegarsi alla citazione del momento, rischia grosso. Grande e splendente come una pietra preziosa, deve ben indirizzare i propri riflessi per uscire chiara e comprensibile dalla bocca di chi ha scelto personaggi e fatti d'altri tempi per esprimersi.
Che ignorante sia l'orecchio che riceve o malferma la memoria della bocca che cita, ragazzi studiate la storia.
Tanto per capirsi: vale la pena essere rigorosi come Erodoto, e riempirsi di rughe e di dubbi, oppure creare un "instant book" ante litteram come Senofonte, serafico e simpatico, che raccontò il ritorno in Persia di Ciro Il Giovane, di cui era uno dei diecimila mercenari.

P.S. la giornata finisce con Caligola, l'imperatore romano che prende il soprannome dai calzari dei legionari. La tradizione ce lo tramanda come stravagante, eccentrico, depravato. Nomina senatore il proprio cavallo, ma toglie alcune tasse.

Note: 
Pipino il Breve fu maggiordomo (maestro di palazzo) alla corte dei Franchi. Figlio di quel Carlo Martello che diede uno stop agli Arabi in quel di Poitiers, colse un momento di grande debolezza della monarchia, deponendo l'ultimo dei "re fannulloni" e promettendo al papa territori e protezione in cambio dell'incoronazione a re dei Franchi. Suo figlio Carlo Magno completò l'opera.
Il Rubicone è il fiume che scorre nella provincia di Forlì-Cesena e incrocia la via Emilia. Il Senato di Roma lo scelse come confine fra i territori romani e quelli cisalpini: perciò, quando in pieno complotto Pompeo e Claudio Marcello cercano di togliergli il favore dell'esercito richiamandolo a Roma dopo le vittorie in Gallia, Cesare prima fece presidiare il fiume e poi lo passò in armi. Naturalmente l'esercito lo sosteneva, dato che da lui dipendevano le spettanze. Certo, anche le sue capacità militari e i discorsi convincenti ebbero un peso. Forse.
Quanto alla storia antica, si cucina con gli ingredienti che si hanno. Erodoto è chiamato "padre della storiografia" perché si è posto domande sulla veridicità dei fatti da riportare. Certo, i testimoni dovrebbero essere attendibili e sinceri. In tempi recenti, la psicologia delle folle è riuscita a seminare l'incertezza ovunque. In ogni caso, Erodoto cerca di staccarsi da miti e letteratura (e questo è buono) ma scrive in una lingua già vecchia, lo ionio, mettendo nei guai i critici dei due millenni e mezzo successivi (e questo è un bel pasticcio).
Senofonte, invece, ha apprezzato Socrate ma non ne è diventato discepolo. Ha raccontato anche la "Ciropedia" prima della "Anabasi": mercenario (nel senso di soldato a pagamento) è più avventuroso, più affascinato dagli usi e costumi dei popoli che incontrano nella ritirata persiana verso il Mar Nero. Italo Calvino lo definisce "esemplare" come scrittore d'azione.