mercoledì 16 novembre 2011

Filosofia della fine

Standard
Metto subito le mani avanti: la filosofia non può finire, in quanto crogiolo in cui tutto nasce e si plasma prima di diventare scienza o tecnica. Lo dico perché la naturale continuazione del titolo poteva essere "Filosofia della fine o fine della filosofia", banale gioco di parole che, a mio modo (filosofico) di pensare, non è vero.
Con i tempi che corrono, premier che vanno e ministri che arrivano, e il dicembre 2012 sempre più imminente, l'ultimo libro di Slavoj Žižek "Vivere alla fine dei tempi" ci sta. Capita, entrando in libreria, che una copertina colpisca: spesso non è la grafica, frutto della spremitura di meningi degli addetti al marketing. Spesso sono le corde che il libro fa risuonare per simpatia (i musicisti mi capiranno) o per antipatia. Fine dei tempi, o naturale evoluzione?
Secondo Žižek, filosofo che gioca molto con la psicologia, la letteratura e il cinema, i quattro Cavalieri dell'Apocalisse sono la crisi ecologica mondiale, le folli disparità economiche, la rivoluzione biogenetica e gli esplosivi conflitti sociali.
Come filosofia spicciola citerei anche Massimo Lattanzi, capogruppo del Popolo della Libertà in ConsiglioValle e promotore finanziario in Mediolanum, che mi dice: «L'economia è al collasso, siamo sull'orlo del baratro: dobbiamo spiegare ai nostri figli che, prima ancora di cercare un lavoro ben pagato, occorre imparare un mestiere». E fin qui...
Della fine del mondo si parla da ben più di duemila anni. Usando un po' di psicologia spicciola, potremmo paragonarla alla fine del mondo che viviamo quando, crescendo, passiamo per forza di cose dall'infanzia al mondo adulto, attraverso quel brutto momento che è l'adolescenza.
Forse non è l'argomento migliore, però, dato che molti delle penultime generazioni dall'adolescenza non sono più usciti. Però...
Due chiacchiede con Slavoj Žižek le farei volentieri.