L'Italia che mai prima era stata un territorio unico e unito.
L'Italia, che ricorda i popoli italici, a lungo impegnati in contrattazioni con Roma, più di venti secoli prima di quel significativo 17 marzo 1861.
L'Italia, che nasce da una legge pubblicata sulla Gazzetta ufficiale.
A cento cinquant'anni da quel giorno, è significativo rivivere il percorso dell'unificazione attraverso i grandi della nostra storia e della letteratura: una bella sintesi è riscoprire Garibaldi che cita Dante. "Fare l'Italia anche con il diavolo".
Le ideologie nei secoli sono state molte, sempre costrette per necessità a fare i conti con una situazione complessa, interessi di casata e piccinerie che facevano sorgere e cadere nuovi regni. Dice bene Manzoni nel suo sogno poetico intitolato "Marzo 1821", un sogno perché lo scrittore visionario scriveva quel che poi non doveva realizzarsi, ma aveva ragione su questo: "Una d'arme, di lingua, d'altare, / Di memorie, di sangue e di cor".
Vittorio Emanuele II di Savoia ha per i valdostani un significato forse diverso: la Valle d'Aosta pensa per sé, unita con se stessa lo è sempre stata, con quel suo particolarismo e il carattere forte di autonomia che ne ha salvato più volte i confini. Lasciata da parte, forse, ma rispettata e invidiata come si fa con una nobildonna che è speciale per nascita, per sangue, per educazione.
Invece, in questo "fare l'Italia" e poi gli Italiani, sarebbe da raccontare la razionalità di Camillo Benso Conte di Cavour, con i suoi occhialini a pinza e i favoriti ad incorniciare un pensiero solido, ma contrario alla grande passionalità di Giuseppe Garibaldi, quel trascinatore di folle che infiammava gli animi con camicia rossa e parole infuocate.
Non era possibile mettere assieme i due caratteri, le due personalità, questo ci hanno trasmesso gli storici: e l'incontro a Teano fra il (quasi) re d'Italia e l'eroe dei due mondi, il 26 ottobre dell'anno prima, segna l'inizio di un percorso di unificazione che trent'anni dopo ancora non era del tutto concluso. Sempre lo scontro fra passione (un pizzico di romanticismo patriottico) e strategica razionalità.
Anzi, la ragione finì e finirà ancora molte volte per coprire, mascherare, addolcire gli screzi di un'unificazione che tutti vogliono se possono mantenere i propri interessi. E forse il federalismo non sarà sufficiente.
Ben ci sta, invece, l'uovo di Pasqua con cui Mauro Morandin immortala in zucchero e cioccolato lo storico incontro di Teano, quando l'ideale dell'Italia unita fece ragionare strategicamente anche quel grande cuore che fu Garibaldi.
