Due anni. Sono quasi due anni che non metto mano a sentovedoparlo.
Del resto una che per mestiere scrive, scrive e scrive cosa può avere ancora da dire?
Ma questa sera, di domenica sera, su Rai3 c'è "Che tempo che fa" e rimango ad osservare Fabio Fazio che intervista Enrico Vaime, uno degli autori che preferisco e che ha segnato la mia vita radiofonica fin dagli anni del liceo.
Su Vaime sono tranquilla. Voglio dire: lui è tranquillo, rassicurante con la voce profonda e, diciamolo, un pochino monotona, ma è proprio questo che mi piace.
Anche Fazio sembra tranquillo e pacifico e allora mi chiedo: il buon Fabio Fazio, quando si arrabbia, com'è? Finge scandalo e furia con l'irrequieta Luciana Littizzetto, ma gli capiterà di alterarsi qualche volta? Non so, con gli autori, la segretaria, i tecnici... Con Filippa no, con lei non immagino ci si possa arrabbiare.
Per ora mi tengo il quesito, non si sa mai, dovesse capitarmi di intervistarlo potrei avere la domandina leggera, così, tanto per. Poi, il lavoro è lavoro: dipenderà dal contesto.
E' qualche giorno che medito di riprendere in mano questo blogghettino aperto per giocare, anzi, per dirla tutta, aperto per dare voce ad alcuni amici che, alla fine, non ci hanno scritto mai.
Quindi riprendo possesso di questo spazio, perché cose da dire ce ne sono sempre troppe. Creature online ne abbiamo fatte nascere, ora se ne sono aggiunte una cartacea e un'altra, di tutt'altra pasta, in carne ed ossa. SVP, però, è uno spazio cui non intendo rinunciare.
Ci sono molti colleghi che utilizzano i blog per farsi pubblicità, per riciclare pezzi, per esprimere (ancora) la propria opinione.
Ai miei allievi cerco di trasmettere questo concetto: il fatto stesso di scrivere significa esprimere la nostra opinione, un punto di vista, una lettura personale più o meno soggettiva. Scrivere è creare, è il momento in cui si ha diritto (e dovere) di vita e di morte sui concetti e sulle parole. Una parola stona nella nostra bella frase? Via, eliminata.
Quindi a che serve un blog?
Serve a contenere i pensieri che "non valgono un pezzo". Serve a sfogarsi ed ammettere nel proprio personalissimo stile anche i superlativi, che sennò falsano la perfezione degli "acapo"; anche le domande retoriche, che fanno tanto linguaggio parlato; e anche le congiunzioni all'inizio di frase, che fanno spontaneo ma poco raffinato.
Naturalmente i commenti sono ammessi. Senza insulti né parolacce, grazie.
Perché a quel punto mi immagino il pacatissimo Fabio Fazio che si arrabbia sul serio. Ecco, uno tsunami può rendere l'idea.
Appena lo vedo gli chiedo se è davvero così.
