La mia prima maglia (all'uncinetto) ha preso la via dell'Inghilterra, così come farà tra poco anche il mio primo cachecol con borsina abbinata.
Forse è un'occupazione per chi non ha altro da fare. Forse. Ma trovo che aiuti a pensare, prendere un filo e trasformarlo in un oggetto bello da indossare, usare, regalare. In realtà altro da fare l'avrei, ma ci sono situazioni in cui la luce va tenuta bassa, la televisione spenta, il telefono zittito per non disturbare una creaturina non ancora inquinata dai rumori della vita.
Così ho iniziato a scoprire un nuovo mondo, fatto di scambi di punti, di volontariato per seminare piccole felicità, di siti multilingue perché la creatività non conosce barriere.
Il cachecol, ad esempio, viene da un suggerimento cui non ho saputo resistere su Il filo che crea che a sua volta prende spunto dal brasiliano Falando de crochet di Sònia Marìa. Una semplice fascia su cui si posa una treccia. Roba da casalinghe? Comincio a pormi domande su domande, come la Carrie Bradshaw di "Sex and the city".
Anni fa un mio caporedattore, quando dicevo di voler passare una settimana da casalinga, mi rispondeva: «scrivi da casa». Tutto qui? Cos'è questo desiderio di rifugiarsi in un luogo sicuro e intimo per creare ed uscirne più forti?
Qualche ora fa parlavo con Beppe Severgnini: «ora salgo in camera un attimo - mi diceva - mi collego a "Twitter" e posso sapere subito quel che la gente pensa del fatto che ieri sera ho abbandonato la poltrona di un programma televisivo». Ora, qui non si tratta di "Matrix" né di essere seguiti da migliaia di persone, ma solo di un desiderio, piccolo, quotidiano di cose concrete, da condividere perché sia più bello.
Fra pochi giorni si svolge ad Aosta la Fiera di Sant'Orso 1011, dove sempre più conto di trovare gente di testa che propone oggetti artigianali, fra i quali forse anche la mia prima maglia e il mio primo cachecol avrebbero potuto trovare posto su una bancarella.
Sarò invece lì a fare il mio mestiere, ad intervistare gli artigiani del legno e della pietra, fotografare tricot e candele profumate o gioielli in ceramica e poi raccontare in diretta radiofonica la "veillà" tradizionale.
Chissà, magari troverò spunti per il mio prossimo desiderio di "casalinghitudine".
