mercoledì 24 dicembre 2008

Una mela per la sete

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Lo diceva mio nonno, gran lavoratore del XX secolo ma con una passione da innamorato per la sua terra. Nato prima delle grandi guerre, vissuto fra il risparmio all'osso e il boom economico, si fidava più dei tempi della natura che di quelli degli uomini.
Quando si andava in campagna, con il rastrello a girare il fieno, con la zappa a scavar patate, oppure armati di rami sottili per legare le viti, non bastava partire all'avventura: così nella vita.
Nei campi, ad una certa ora, quando batteva il sole, arrivava sempre qualcuno da casa, a volte la nipotina istruita dalla nonna, con una limonata fresca, la bottiglia di vino, qualcosa di sostanzioso per lavorare ancora fino al tramonto.
Nella vita di tutti i giorni, però, non sempre c'è chi viene in aiuto e si rischia di rimanere a bocca secca.
«Bisogna tenere una mela per la sete», diceva il nonno. Mettiamo da parte, in un angolo della borsa o al fresco in cantina, un po' delle nostre ricchezze, quelle che ci sembrano scontate perché, quando va tutto bene, ce ne sono tante. Ma nel momento in cui siamo in difficoltà, assetati e affamati, quella mela presa in dispensa può aiutare a superare l'impasse senza patire troppo.
Una mela per la sete. Magari una jonagold, come quelle che nella Media Valle d'Aosta, nelle annate migliori, cresce piena di sole, enorme e dai colori sfumati dal giallo al rosso, con una polpa ricca, zuccherina al punto giusto, succosa e fresca.
Adesso, nei momenti di "crisi finanziaria internazionale", la saggezza contadina può tornare utile, nel calcolo dei tempi e nell'attenzione al ritmo naturale con cui si evolve ogni cosa.
Una mela l'ho messa da parte, mascherata da regalo di Natale per i momenti più duri: grazie nonno.

Auguri a tutti di buone feste!
[LN]