mercoledì 31 dicembre 2008

Un nuovo anno senza...

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Ci sono persone che fanno parte della nostra vita, con gli alti e bassi che appartengono ad ogni rapporto.
Poi, in tempi brevi o improvvisi, non ci sono più.
Questo non vuol dire che finisca la loro presenza: rimane il ricordo, quel numero di telefono che ormai sarà di qualcun altro, ma corrisponde ad un nome che non si ha voglia di dimenticare.
Il ricordo non è quello di chi si è rassegnato a non aver più nulla a che fare con l'amico, il parente, il collega.
E' il ricordo di persone vive, con la loro voce, il modo speciale di tenere i capelli, di gesticolare, di ridere.
Il 2008 è stato impietoso nel rubare i corpi indeboliti o stroncati di troppe persone che, nel 2009, non saranno con noi per un brindisi, un lavoro, una risata.
Allo scadere dell'anno se l'è svignata anche Dino Pressendo, una vita nella pallavolo valdostana, un uomo di cui chiedere notizia a chi ha iniziato a giocare prima, perché ormai la sua è una leggenda.
Ogni cioccolatino continuerà ad avere il gusto per il buonumore: se ne condividevano molti con Stefano Pozzo, che pur molto impegnato alla Ferrero non trascurava mamma Delia, anche lei fuggita a malincuore alla cura quotidiana di figli, nipoti, vicini, amici. Anche per Stefano la passione della pallavolo ha lasciato il segno e il suo paese, Cherasco, gli ha intitolato la palestra ed un memorial.
Aveva tanti progetti, da realizzare con gli amici e le persone che gli piacciono, il fantasioso Gianvittorio Pellegrineschi, nonostante fosse indebolito da tempo. Conosciuto a scuola, scoperto attore, poi appassionato di poesia, di viaggi e di yoga, pronto a spostarsi da Aosta all'Argentina e poi tornare a raccontare, c'erano ancora troppe cose da realizzare insieme.
Ma la voce che forse mancherà di più è quella misurata di Patrizia Guichardaz, capace di delicatezza quanto di ironia pungente, ma sempre attenta a cogliere il segno in modo efficace. La sua professionalità e l'esperienza, il modo di fare signorile e consapevole sono un punto di riferimento e di"savoir faire".
Loro, e molti altri, non hanno bisogno di un "felice anno nuovo", perché appartengono ad un'altra dimensione. Ma non c'è ragione di ucciderli una seconda volta relegandoli nel mondo dei morti. Meglio conservarne il sorriso, la voce, i difetti in attesa di un incontro che non sarà domani e non si potrà annunciare al telefono, ma resta uno "stand by" in positivo, senza rassegnazione.
[LN]