giovedì 23 ottobre 2008

La cultura discriminata

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Michele Santoro nel suo "Annozero" alimenta il fuoco tra Roberto Cota, autore della mozione di Lega Nord sulle classi differenziali, e Walter Veltroni, segretario del Partito Democratico. La miccia per la discussione televisiva, che andrà avanti tutta la sera, è la scuola, con il suo dilemma pubblico-privato, la mancanza di fondi per la ricerca, il tempo pieno e l'istruzione per allievi stranieri.
Naturalmente si parte dal presupposto che tutti lavorino in modo onesto e professionale, senza cercar di guadagnare quanto più possibile rispetto alla sicurezza di un posto di lavoro o di un luogo in cui lasciare i figli.
In un posto in cui il confronto con i metodi della vicina Francia è piuttosto semplice, la scuola gode ormai di una notevole libertà, senza ispettori che arrivino in ogni momento nelle classi ad interrogare e in una situazione dorata in cui neppure il dirigente scolastico può imporre metodi. Un tempo il mestiere si imparava a bottega, ancor oggi le piccole industrie chiedono artigiani capaci, e non solo sulla carta, mentre le professionalità entrano in un circuito preferenziale in base al risultato. A scuola questo non si può fare.
A scuola tutti hanno diritti e poco si parla di doveri. Quindi, il diritto allo studio non corrisponde al dovere di studiare poi davvero e saperlo dimostrare attraverso compiti ed esami. Per tanti "educatori", l'importante è che le classi non siano troppo grandi, gli allievi non troppo fastidiosi e lo stipendio non troppo basso.
Quanto poi agli studenti che hanno una diversa lingua madre, le parole si sprecano. Fatto sta che, se non ci sono le classi differenziali, il solo fatto di essere "diversi", se non c'è un preciso impegno nel farsi accettare da parte dei ragazzi, istiga nelle classi la naturale tendenza a distinguere.
Sono già lontani l'autoeducazione e l'autocontrollo promossi da Maria Montessori o l'educatore "regista e portatore di strumenti" di don Lorenzo Milani.
Troppo spesso il lavoro di gruppo diventa un momento di svago e il voto una minaccia verso ragazzi che ormai nemmeno a casa riescono ad imparare come comportarsi.
Forse non bastano un decreto e una manifestazione di piazza per rieducarci.
[LN]