sabato 5 luglio 2008

Quando ritornano

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Ingrid Betancourt torna a far sentire la sua voce dopo sei anni trascorsi nella giungla, prigioniera delle Forze Armate  Rivoluzionarie della Colombia (FARC). Le televisioni di tutto il mondo fanno rimbalzare le sue parole forti, la saggezza commossa dei figli cresciuti senza di lei, fermata nella sua corsa alla poltrona presidenziale colombiana. Lei, che a lungo ha vissuto anche in Francia, impressiona e tocca il cuore con la forza delle parole e la serenità del volto.
Parole forse ne passano poche, anche se i giornalisti insistono per conoscere i pensieri più reconditi, le intenzioni, tutto ciò che aumenterà l'audience. La sofferenza umana è quasi messa in secondo piano dalla notizia del giorno.
Ora si tratterà di riprendere le redini della propria vita, facendo i conti con un mondo che nel frattempo è andato avanti, pur pensando a lei e alla sua liberazione, umanamente necessaria.
Torna un volto noto anche alla presidenza del consiglio dei ministri italiano, dopo una legislatura interrotta dalla sfiducia prima che i nuovi parlamentari potessero maturare l'anzianità minima per averne la pensione.
Torna in Valle d'Aosta "l'Imperatore", sfiduciato, poi esiliato da controversie legali: il suo mito pesa da solo più di un sequestro o di una sovraesposizione mediatica. Tornano le parole, tante e su tanti temi cari alla gente, che egli non ha mai smesso di incontrare, consigliare, indirizzare, ottenendone una fiducia spropositata, sfiora i 14mila voti a fronte di meno di centomila aventi diritto. Agli "altri" restano le briciole della normalità.
L'obiettivo desiderato per anni è raggiunto: il rientro a casa, la responsabilità sul Paese, sulla Regione.
Ora si ricomincia a lavorare, come se una nuova vita fosse tutta da costruire, sotto gli occhi dei media, sempre pronti a porre domande banali ed a chiedere curiosità non importanti.
LN