Lui non parla. Canta.
Arriva con la sua chitarra, band e bus-appartamento al seguito, poi si fa un giretto "en travesti", canta e se ne va.
Bob Dylan in Italia si comporta come dalle altre parti e si fa desiderare.
Visti i tempi, però, la metafora politica si affaccia impellente, un bisogno che non si può ignorare: ma se anche i nostri prendessero penna e notebook, si sedessero sulla loro brava poltrona, facessero quello che c'è bisogno di fare e poi se ne tornassero via senza una parola di troppo?
Facile a dirsi, anche senza voler polemizzare, difficile a farsi.
Dopotutto siamo italiani, l'arte della parola è il nostro piacere. Solo che poi ci facciamo prendere e lo rendiamo un mestiere.
I danni prodotti dal piacere di parlare in un'aula di consiglio (in cui si dovrebbe ben consigliare) o in parlamento (dove di fatto ci si trova per parlare...) sono sotto i nostri occhi.
Guardando i risultati delle elezioni in Valle d'Aosta, comunque, una riflessione sul parlare ci sta bene: quelli che "sono andati su", come si suol dire, o hanno parlato poco e sono stati presenti molto, oppure hanno parlato "ad personam" e su argomenti specifici.
E gli altri?
"Risposta non c'è o forse, chi lo sa, perduta nel vento sarà".
[LN]