domenica 13 aprile 2008

Un po' di qua e un po' di là

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Una volta, nello scorso millennio, ci si aggiustava da soli, perché il "potere" era qualcosa che non apparteneva alle gente comune, cioè a coloro che sgobbavano dalla mattina alla sera.
La gestione della "cosa comune", la politica competevano a chi poteva aver studiato o spiegato. Gli altri non ne avevano il tempo, a meno che un ideale importante non li infiammasse fino a portarli a confrontarsi con il potere della tradizione.
Poi sono venuti gli aiuti sociali, da parte di personaggi ed enti religiosi, mentre il "sociale", con tutte le declinazioni degli "-ismo" e "-ista", ha fatto sollevare la testa.
Da qui a creare le solite generazioni di furbetti il passo è stato breve. Un bell'ideale s'intona con una bella carriera, anzi la facilita. Anzi, ogni volta ci illudiamo di vedere il bene anche là dove è solo una patina dorata che nasconde il solito metallo scadente e corruttibile.
Il richiamo all'onestà, in vista delle elezioni di questi giorni, è arrivato da molti fronti, fino a minacciare sanzioni pesanti per chi volesse documentare sul campo il proprio "voto di scambio".
Formalità.
Fuori delle cabine elettorali ciascuno si aggiusta come può e fa quello che "i potenti" dicono di fare, anche se il metodo è spesso la minaccia.
Allora bisogna aggiustarsi in qualche modo, ora come allora. Non si può smettere di sognare, il cuore non reggerebbe. Si può sperare, aspettare che si apra uno spiraglio e che coloro che aspirano alle massime cariche riescano a ricordarsi di essere anch'essi cittadini come chi li vota.
I buoni ci sono ancora.
Speriamo non siano soffocati.
Intanto, li si può votare, per dare loro almeno una possibilità.
[LN]