martedì 4 marzo 2008

Per non aver niente da dire

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I grandi temi sono ormai abusati. Tutti hanno segreti da rivelare, emozioni da riversare nei media, fotografie nascoste e lati oscuri da far scoprire.
Ormai, per produrre qualcosa che interessi a molti, gli ideali non bastano più.
Anche Fidel (Castro), il "grande nemico dell'America", si è ritirato dalle scene: un pezzo di storia che rientra buono buono tra le pagine dei libri.
Ma per far parlare, per incuriosire, non bastano né un Castro che va a riposo né un Obama dalla pelle scura che concorre alla presidenza degli Stati Uniti.
Interessano piuttosto le piccole storie che potrebbero riguardare anche i vicini di casa. Quelli del settimo piano, che pare non ci siano mai, a confronto con gli altri, sempre avanti indietro ad urlarsi addosso. Questi almeno li si sente, un po' di fatti loro ce li si può fare. Tanto per sentirsi migliori, solo un pochino.
Susanita, l'amichetta borghese di Mafalda, nate entrambe dalla punta a china di Quino, esce quasi dalla vignetta per reclamare in nome della "sana morbosità del pubblico". Allora ben vengano gli scoop, costruiti a colpi di superficialità. Continuiamo a creare il caso, sbattere il mostro in prima pagina, pur di andare in fretta a casa e rassegnarci ad aver finito presto "questo sporco lavoro".
Dobbiamo però dimenticarci  del poliziotto buono che rischia più del necessario nonostante lo stipendio inadeguato: anche Serpico si è ormai iscritto al sindacato, assieme al Tenente Colombo, dopo l'ultima accusa che li ha fatti sembrare criminali invece che difensori della legge.
Non troppo tempo fa Daniel Pennac, che oggi racconta quanto sia stato insofferente da allievo, inneggiava ai diritti del lettore tra cui il "bovarismo", la nobile arte di Emma Bovary del sognare di essere un personaggio da romanzo. Noi continuiamo ad immedesimarci negli eroi della tv e delle riviste, ma non li osserviamo con troppa attenzione, ne cogliamo solo pochi tratti. Al telegiornale sentiamo "pedofilo" e ci sembra che qualunque essere di cui non comprendiamo la vita possa insidiare i nostri figli. Spariamo a zero contro gli evasori, ma siamo pronti ad intascare il resto troppo sostanzioso quando facciamo la spesa.  Pensiamo di essere innamorati e diciamo "ti amo" in tono sofferto guardando la televisione.
Gli eroi che ci sono rimasti sono forse quelli di "Amici" o del "Grande Fratello".
Vabbè.
Torniamo a cercare una maglietta con la silhouette del Che, dimenticando che è lo stesso del film "I diari della motocicletta" e dei libri di storia che parlano delle sue imprese a Cuba.
Teniamo solo quella figura nera su sfondo colorato.
Ernesto "Che" Guevara ci perdonerà la leggerezza.
Forse.
[LN]