Finalmente inizia sul serio la bella stagione, quella fatta di bei fiori e leccornie, di libri e di gite fuori porta.
A Parma ci siamo messi in coda buoni buoni sulla tangenziale, in attesa di parcheggiare in uno dei seimila posti (ma gli organizzatori di Cibus tengono a specificare che si può arrivare anche a novemila!). Poi ci si tuffa nel Paese delle Meraviglie, dove tutto si gusta e si degusta, persino l'acqua. A pensarci bene, fino a poco tempo fa nella romana stazione Termini c'era un negozietto che vendeva acqua di tutti i tipi... e le cose buone abbondano nelle campagne di prevenzione. L'ultima dedicata alla prevenzione oncologica suggeriva pane e olio, come la sanissima merenda campagnola di un tempo.
Va di moda nutrirsi di cibi ricercati, ma compriamo sempre più pasti pronti, bibite gasate, surgelati. Pare che la dieta mediterranea stia lasciando il posto all'abitudine francese dei precotti da scaldare al microonde in pochi minuti. Ormai non si capisce più se il cibo, quello buono, faccia parte di una serie di sogni, utopie, speranze, che non appartengono alla frenesia di tutti i giorni.
Forse la torta fatta in casa, mescolando uova e zucchero "per almeno venti minuti", come diceva l'Artusi, e naturalmente a mano, non può competere con la magica scatola dalla quale escono come per miracolo dolci facilissimi e sempre perfetti.
Tra televisione e riviste, l'unico rimpianto è quella precisa cena mancata da Cecilia: il menu prevedeva antipasto di mare, paella e un trionfo di semifreddo ai frutti di bosco.
Naturalmente tutto preparato "a mano" il giorno stesso.
Resta la consolazione delle barzellette involontarie che possono crearsi negli ipermercati: la foto proprio non poteva mancare!
[LN]