Sì, me ne rendo conto: parlare di moda guardando l'immagine di una statuetta di 25 - 26mila anni può sembrare eccessivo, eppure...
Eppure da quando sono tornati di moda gli abiti strizzati, o meglio "strizzanti", il pensiero torna spesso a quell'idea di donna.
Un tempo, fino al boom economico degli anni Sessanta, un bell'abito era quello cucito su misura, che seguiva le curve naturali del corpo, pur indugiando su volumi e pieghe per creare figure originali.
Ora si torna a sottolineare ed evidenziare, con trasparenze, lunghezze (anzi "cortezze") e soprattutto aderenze: il risultato deve essere d'impatto, colpire l'immaginario del possibile partner e far indugiare lo sguardo su orizzonti sferici.
Anche senza arrivare al "curvy", dato che la magrezza è pur sempre un ideale obiettivo, ci sono i "leggins" a conquistare il podio. Decorati in ogni modo e maniera, rinnovati di stagione in stagione, sportivi o da sera, finché si chiamavano "fuseaux" o "pantacollant" non potevano immaginare un tale successo. Quando però l'anatroccolo semifrancofono si è trasformato in un cigno anglofono, la sua dignità si è affermata, influenzando persino i normalissimi "jeans", creando i "jeggins".
Quale sia il risultato finale, questo va lasciato al buon gusto personale di chi indossa il capo. Ma troppo magro o troppo morbido, il corpo svela attraverso la stoffa segreti che, senza un ottimo specchio e un po' di autoironia, possono sfuggire di mano. Ecco allora che se l'effetto su chi guarda deve essere di suscitare un'ammirazione un po' primordiale, anche il risultato finale su chi indossa ha un sapore un po'... paleolitico.
Magari è una moda nata a Willendorf, chi lo sa!
