Sulla pioggia potremmo attingere alla quantità di testi scritti per essere declamati, letti, cantati, recitati... Da Jovanotti («Piove, guarda come piove... Senti come viene giù...») a Gabriele D'Annunzio («Piove... Sui nostri volti silvani...»), non me ne vogliano i professori, la pioggia invita al romanticismo. O giù di lì.
Questa volta, attingerei invece ai piani sicurezza, alle scartoffie sepolte nei cassetti degli uffici al territorio, all'ambiente, al rischio idrogeologico o come si chiamano i corrispettivi secondo i Comuni o le Regioni. Sbircerei anche nelle coscienze dei geologi che hanno approvato e firmato deviazioni e riduzioni del letto dei torrenti e dei fiumi che in questi giorni qualcuno si è trovato in casa, o al posto della casa.
Potremmo anche sbizzarrirci a coprire di (sensi di) colpa gli amministratori ma forse non è tutto lì. In Valle d'Aosta sappiamo bene che i funzionari, se vogliono, sanno far girare le cose secondo il proprio comodo: che lo facciano, ovunque e una buona volta, anche per umana coscienza.
Star dietro una scrivania «è solo un lavoro», da difendere con le unghie e con i denti e da dimenticare una volta timbrato o passato il badge per andare a casa. Salvo poi scoprire che, dopo un lavoro mandato avanti «tanto per», la casa potrebbe non esserci più.
Il lavoro, purtroppo, non è solo uno stipendio. È vita.
Spesso, quella degli altri.