venerdì 3 agosto 2007

Esami di riparazione per docenti

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Il voto che viene assegnato al termine di un periodo di studio (unità didattica), sancito da un'interrogazione o da un compito in classe, è il frutto di molti elementi. Non c'è solo l'impegno personale degli allievi, bisogna considerare anche la preparazione e l'aggiornamento dei docenti, il metodo che usano per spiegare e soprattutto la griglia di valutazione, che non è ancora troppo "di moda".
Anche la SSIS, la scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario, insegna strategie didattiche, puntualmente archiviate dai neo-abilitati non appena avviene la proclamazione e l'inserimento in graduatoria.
Ora, il ministro Fioroni si preoccupa di prendere nuovamente in considerazione gli esami di riparazione per ovviare ai troppi debiti, cioè materie insufficienti, che gli studenti di scuola superiore trascinano da un anno scolastico all'altro. Insorgono i sindacati, i genitori, i politici... ma nessuno va a vedere qual è l'approccio da parte dei docenti. Nessuno parla più di didattica, quella materia strana di cui a volte, nel corso degli studi, si sente raccontare.

Eppure basta aprire i manuali degli anni Quaranta-Sessanta per trovare spunti, per carità "vecchi", per memorizzare o aiutare un apprendimento consapevole. Ora il metodo non è più argomento di insegnamento a scuola. Ci penseranno società oculate a "vendere" corsi strabilianti ad un costo che nessun dovrebbe pagare, semplicemente perché chi di dovere non ha saputo trasmettere le proprie conoscenze. Metodo, griglia di valutazione, verifica delle competenze acquisite dovrebbero già fare parte dell'offerta formativa delle scuole, così che il "debito" sia una rarità.
Ma forse la mosca bianca è chi pensa ancora di fare scuola con coscienza.
[LN]