L'inizio non è incoraggiante...Quando una persona ti scrive sottolineando: «lo so che sei etero, però...» è difficile scegliere subito la faccia giusta. Un tentativo di impassibilità forse è la cosa più adatta.
Poi però emergono le domande. Dichiarazioni se ne possono ricevere tante, di diverso tipo, da chiunque e di qualunque età, ma in genere si spera - e non mi azzardo neppure a scrivere "si presume" - che l'intenzione sia di stare insieme, fare qualcosa insieme. Insomma, qualcosa di reciproco.
Che poi questo vada ad intaccare le preferenze sessuali rende l'argomento ancora più delicato. La cosa strana è che diverse volte ho avuto ed ho ancora a che fare con chi etero non è... ma senza problemi, finché c'è rispetto reciproco.
In quest'ultimo caso, invece, la situazione mi preoccupa.
Cosa vuol dire, per una persona di quarant'anni, non aver ancora chiara la propria identità sessuale?
Non semplicemente il «chi sono io» ma anche un «cosa me ne faccio degli altri», cioè il domandarsi se si ha intenzione di rispettare le preferenze altrui oppure semplicemente imporre le proprie. Sicuramente il secondo caso è imbarazzante.
Prima ancora di parlare di Pacs, di pregiudizi e di emarginazioni, vorrei parlare di attenzione agli altri, alle libertà degli altri. Ciascuno è libero di praticare le proprie preferenze sessuali, ma nel momento in cui, pur sapendo che l'altro non è d'accordo, si passa all'aggressione o all'imposizione verbale, forse c'è qualcosa che non va.
Ammiro una Luxuria che è sicura di sé e di quello che vuole essere, e che ha capito di poter portare avanti valori in cui crede, come chiunque altro e, in certi casi, con maggior dolcezza e determinazione di tante donne in carriera.
Il problema rimane. Che sia mancanza d'affetto, pigrizia nel compiere scelte chiare, o anche paura, «provarle tutte» non porta certo ad una soluzione, soprattutto quando coinvolge altre persone, e questo accade quasi sempre.
Se no inizia un circolo vizioso di disagio e imbarazzo che non crea certo nuovi legami...
[LN]