Della matematica ho un concetto altissimo, quasi galileiano. Forse, con i tempi che corrono, non direi che "la matematica è il mezzo con cui Dio ha creato l'universo"... o forse lo direi solo con parole diverse.
Quantità, proporzioni, calcoli, ma anche splendida geometria: sarà per questo che, quando ho sentito dire da Filippo Sergi "la matematica è poesia", ho assolutamente dovuto immortalarlo in una intervista.
All'università, a Torino, si diceva che i matematici non sanno scrivere, ancor peggio i fisici che prima o poi cadono in una sorta di filosofia della costituzione dell'universo. E invece no: dopo l'irraggiungibile Piergiorgio Odifreddi, maestro nella polemica, ma ancor più nella divulgazione scientifica, ho trovato un altro matematico che è un piacere leggere.
Anzi, di più. L'ultimo libro che ha scritto a quattro mani con Federico Gregotti, "Preludi e fughe per tredici tele di Vermeer" dopo "Le assenze", è una perfetta alternanza di personalità in sintonia: bravo Federico a ricalcare lo stile di Filippo, bravo Filippo a ricreare storie affascinanti partendo da alcune tele dell'olandese.
Un tempo nella mia biblioteca c'era un libro cui tenevo tantissimo: "Gödel, Escher e Bach: un'eterna ghirlanda brillante" di Duglas Hofstadter. Poi l'ho prestato ad un docente di matematica e, si sa, i libri prestati spesso si offendono e non tornano più indietro. Lì, Achille e la Tartaruga ricreano a parole le forme musicali preferite da Johann Sebastian Bach, compresi preludio e fuga.
La versione di Gregotti-Sergi è senz'altro più letteraria e moderna, Giovanni Allevi potrebbe apprezzare, e devo dire che Filippo è stato bravo nel difendersi dalle mie domande per "Caleidoscope" (puntata del 15 maggio, alle 12,30 su RadioUno Rai, un programma di Luciano Caveri e condotto da Christian Diémoz).