Ma proviamo ad esprimere meglio il concetto: come si misura le temperatura dell'umore di una città?
Pochi giorni fa si chiacchierava con un caro amico piemontese di cosa significhi essere valdostani: lui mi diceva "Il tale è valdostano perché quando è nato il suo paese si trovava nella provincia di Aosta".
La provincia di che? E' rimasta una forte allergia alle imposizioni esterne, tanto da rischiare lo shock anafilattico. L'epoca fascista ha condizionato la cultura più di quanto si sarebbe voluto, non tanto per le distorsioni che poi si è cercato di correggere, ma per gli atteggiamenti inconsci (ed ereditari) che ha indotto. Non è raro, nella Plaine, trovare famiglie in cui non si è più parlato patois ai figli, per non metterli in difficoltà al momento di andare a scuola, perché non fossero esclusi come ignoranti e "minus habens". Forse non ce ne rendiamo conto, forse non è frequente abbastanza da trovare rimedi. Questo però è solo un esempio.
L'amico piemontese è ammutolito quando la conversazione sul valdostanesimo si è chiusa e basta. Un altro difetto da mitigare, perché non è facile spiegare al resto del mondo che discutere sull'identità "nazionale" è un po' come andare in casa d'altri a sparlare della mamma.
I tempi cambiano, diventano più complessi: come stiamo in questo momento? Come si misura la febbre di fronte al federalismo pasticciato in salsa romana? O forse mescolato ad un bagnetto verde con gli ingredienti geneticamente modificati...
Intanto la festa è iniziata: fra gli stand dell'Atelier, in piazza Chanoux, si incontrano un po' tutti e i paragoni con il nostro particolarissimo momento storico si sprecano.
Il termometro della farmacia segna quattro gradi a metà pomeriggio della domenica. I negozi aperti contano sulle dita i turisti che entrano anche solo a chiedere, ormai ci si accontenta di avere clienti almeno almeno simpatici.
Viviamo la Foire e poi si vedrà, facendo attenzione agli elementi (alimenti?) che ci provocano allergia.
Pochi giorni fa si chiacchierava con un caro amico piemontese di cosa significhi essere valdostani: lui mi diceva "Il tale è valdostano perché quando è nato il suo paese si trovava nella provincia di Aosta".
La provincia di che? E' rimasta una forte allergia alle imposizioni esterne, tanto da rischiare lo shock anafilattico. L'epoca fascista ha condizionato la cultura più di quanto si sarebbe voluto, non tanto per le distorsioni che poi si è cercato di correggere, ma per gli atteggiamenti inconsci (ed ereditari) che ha indotto. Non è raro, nella Plaine, trovare famiglie in cui non si è più parlato patois ai figli, per non metterli in difficoltà al momento di andare a scuola, perché non fossero esclusi come ignoranti e "minus habens". Forse non ce ne rendiamo conto, forse non è frequente abbastanza da trovare rimedi. Questo però è solo un esempio.
L'amico piemontese è ammutolito quando la conversazione sul valdostanesimo si è chiusa e basta. Un altro difetto da mitigare, perché non è facile spiegare al resto del mondo che discutere sull'identità "nazionale" è un po' come andare in casa d'altri a sparlare della mamma.
I tempi cambiano, diventano più complessi: come stiamo in questo momento? Come si misura la febbre di fronte al federalismo pasticciato in salsa romana? O forse mescolato ad un bagnetto verde con gli ingredienti geneticamente modificati...
Intanto la festa è iniziata: fra gli stand dell'Atelier, in piazza Chanoux, si incontrano un po' tutti e i paragoni con il nostro particolarissimo momento storico si sprecano.
Il termometro della farmacia segna quattro gradi a metà pomeriggio della domenica. I negozi aperti contano sulle dita i turisti che entrano anche solo a chiedere, ormai ci si accontenta di avere clienti almeno almeno simpatici.
Viviamo la Foire e poi si vedrà, facendo attenzione agli elementi (alimenti?) che ci provocano allergia.
