domenica 4 dicembre 2011

Natale dissociato

Standard
Vie del centro piene di gente, la neve si fa desiderare, si accendono le luci di Natale e i portafogli si prospettano sempre più vuoti.
Iniziano a diffondersi anche appelli di gente comune a chiudere i conti in banca, ma comincia ad esserci poco da ritirare: si ricomincia ad usare bancomat e carte di credito, per prendere un po' di respiro, ma il futuro non è roseo.
Questo pomeriggio Mario Monti e il Consiglio dei Ministri decidono di aumentare i tagli: ai Comuni, ai trasporti, alla sanità, alle pensioni... Aumenta anche l'Iva di due punti percentuali: in quattro mesi si passa dal 20 al 23 per cento. Le aziende più grandi discutono con le banche, di alcune si dice che comincino a sorteggiare gli stipendi dei precari: metà li pagano un mese, metà il mese successivo.
L'unico mercato che regge è quello dell'extralusso: ben venga, così chi ogni mese si mette in tasca quanto un lavoratore medio guadagna in tre o quattro anni, saprà dove spendere.
Questa settimana, un imprenditore ha smosso le paludi bancarie invitando a «ricomprarci il nostro debito», tornando ad investire sui buoni del tesoro.
Intanto, i cinesi, in Cina, protestano per le condizioni di lavoro: andrà a finire che non si potrà più comprare neppure da loro...
Rifugiamoci nel mercato nordico: l'Ikea in Italia è in perdita ma continua a proporre prezzi abbordabili e una politica del riutilizzo inventivo che un po' solleva il morale.
A ben guardare, facendo "i conti della serva", si insinua il sospetto che il debito pubblico si stia trasferendo abbastanza in fretta nelle tasche degli Italiani. Forse l'Europa vuole così. Forse fa comodo.
Raccoglieremo i cocci, se ne rimangono.