Ci sono cose fatte per essere infrante.
La pignatta di dolci alle feste di paese di una volta, il biscotto della fortuna, la patina caramellata sulla crème brûlée (stile "Amélie" nell'omonimo film).
Poi ci sono le regole, che nessuno vuole rispettare finché non ritiene che vadano imposte ad altri. Ironia delle trovate pubblicitarie, ieri mi è caduto lo sguardo sulle pagine di un quotidiano che non ho potuto non fotografare.
Sulla destra, una enumerazione ricorda le "nuove" regole per chi in un incidente stradale ha perso un arto. Sulla sinistra, una sorta di analogia invita a "passare con il giallo", riferendosi al colore della maglia del vincitore al "Tour de France".
Il bello delle regole è che tutelano dagli altrui abusi: la nostra libertà, la nostra privacy, il nostro tempo, la nostra tranquillità. Tante regole non si scrivono neppure, altre sembrano scontate ma hanno bisogno di essere messe nero du bianco, o rosso, fluorescente... Scritte, insomma.
Per esempio, se uno va in bagno e chiude la porta, la prima cosa che si insegna è di non disturbare quel momento privato con il proprio corpo. Certo, la regola di infrange quanto si pensa che la persona stia male o che ci sia un'urgenza. In banca, invece, o alla posta, c'è bisogno di aggiungere strisce da non oltrepassare e cartelli ovunque perché chi è in coda non si faccia i fatti degli altri. Scarsa coerenza, immaturità diffusa, mancanza di rispetto... Non so quale sia il motivo.
Però... capisco la fantasia dei pubblicitari. Ironia della sorte una (mezza) buona idea diventa due buone cose di pessimo gusto (per citare Guido Gozzano).