giovedì 1 maggio 2014

Primo maggio: senza rap, senza Hip hop come si fa?

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Il lavoro è ormai un tema spinoso, troppo toccante. Quindi, anche se è il primo maggio, preferisco parlare di qualcosa che mi sta a cuore, mi appassiona, mi fa stare bene: è la musica, in particolare quella che fa pompare il sangue, svegliare il cervello, sciogliere la lingua.
Il rap per gli italiani è difficile, troppi vincoli di metrica e rima, anche se devo dire che ce la caviamo davvero bene. L'Hip hop forse si presta di più, permette di giocare. Quale sia la portata di cerca musica moderna si vede non certo dal Festival di Sanremo, né dalle classifiche della Fimi, ma neppure dalle scalette delle principali radio nazionali, troppo vincolate a scelte commerciali e comunque con un "clock" sempre più stretto.
L'impatto della musica di strada, quella fatta bene con la testa e incendiata con il cuore, si vede nei ragazzi che rappano nei cortili per interi pomeriggi. Ancora di più si legge nell'immediatezza con cui adolescenti che spergiurano di «non leggere nulla» riescono ad improvvisare epigrammi, sonetti, rime e assonanze, prima ancora di sapere cosa siano.
E nessuno venga a dire che i giovani d'oggi non hanno testa. Il bello scrivere ce l'hanno nel sangue, solo che ancora non lo sanno.