sabato 26 aprile 2014

Discorsi da cittadini. Il decalogo

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Al parco giochi. I bambini corrono e i genitori chiacchierano, so confrontano, riflettono. Un bello scivolo, un prato pulito diventano lo spunto per parlare di politica. Concreta, attiva, triste.
Il confronto è sui risultati, a prescindere dalla correttezza di chi amministra. Alla fine, il decalogo del cittadino si formula da sé.
Per prima cosa, ci si aspetta di trovare strutture che funzionano, che siano scivoli e altalene, oppure la strada.
Va da sé, come naturale conseguenza, che il buon senso ci deve essere: «come si fa a lasciare una buca davanti allo scivolo? Se i bambini si fanno male?». La manutenzione del luogo pubblico diventa un po' la buona gestione di casa, tutti siamo, di spirito o di fatto, padri e madri che pensano al bene dei piccoli.
Anche i lavori in grande, però, dovrebbero essere completati: non si parla solo del pubblico, ma anche del privato, del piazzale condominiale che dopo anni è ancora un terreno sterrato.
E poi, a chi ci si rivolge quando si ha qualcosa da dire? La sensazione di non essere ascoltati, e quindi di non avere voce, è forse la più deprimente e porta al disinteresse per tutto perché «tanto non interessa a nessuno».
Dopo l'ascolto, però, ci vuole la risposta, un minimo di riscontro di cortesia ma non solo. Può essere un parere, un'opinione, un consiglio, non per forza una promessa, genere ormai abusato.
Se possibile, il riscontro pratico dovrebbe arrivare in fretta: il cittadino spesso chiede perché davvero non sa, oppure sa che quella procedura è compito di chi viene pagato apposta.
Noi viviamo in una regione piccola, ma tutti, anche nelle grandi città, considerano prima di tutto il buon vicinato. Anche se certe pratiche non vanno più tanto di moda, potrebbero salvare da troppe situazioni limite. La logica "di paese" dice di andare a trovare chi è in ospedale, fermarsi a dire due parole anche di fretta, chiedere come va e ricordare il nome della persona. E' banale, ne parlava anche il galateo...
D'altra parte, la richiesta di opinione salva (salverebbe) da tante situazioni spiacevoli o noiose: il «tu cosa ne pensi?» dà importanza e svela ancora di più, forse ad un amministratore della cosa pubblica dovrebbe premere maggiormente.
E se poi il politico "mangia" un po' pazienza, ci si dice rassegnati, l'importante è che prima abbia dato seguito a tutti i suoi compiti nei confronti dei cittadini.
Salvo poi che l'amministratore imprudente non la combini troppo grossa e si faccia "pizzicare", perché forse non sarà neppure disprezzato ma solo ignorato.
Dieci punti, dieci considerazioni di buon senso ruspante.
Ma sono solo chiacchiere da parco giochi.