martedì 30 luglio 2013

Grazie a... ovvero il rosicometro (di Calcare)

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Come sempre devo molto a Zerocalcare, sommo interprete di chi lavora al computer e convive con le proprie inquietudini allucinogene.
Un armadillo come cosigliere e mentore, le merendine come cibo principe non mi appartengono, ma veder interpretato in un fumetto lo stress da consegna è sempre liberatorio.
Ormai sono (siamo) in tanti a lavorare seduti a tavolino, spesso a casa o in "tane tecnologiche", il relazionarsi da ufficio non ci appartiene più, ma dobbiamo fare i conti con altri rapporti umani, più intimi e insieme più ampi.
Ad esempio, come spiegare alla mamma o a chiunque altro che lavoro facciamo? Il gestore di social-cosi non è un concetto così immediato. Soprattutto, poi, se bisogna raccontare un mestiere nuovo a chi non usa neppure Internet.
Sembra di tornare ad altri mestieri anomali, quelli per i quali ti chiedono "cosa fai? ah... e di lavoro?" e parliamo di giornalisti, artisti, musicisti... insomma, tutti coloro senza i quali non vivremmo (bene) e che però non producono nulla di tangibile. Difficile misurarne le capacità, complesso pesarne il valore, ma occhi e orecchie hanno sempre ragione, il pubblico si rende conto del buon prodotto, anche se la pubblicità (vogliamo parlare di chi fa marketing e comunicazione, allora ne parliamo?) fa la sua parte.
Ci sono però quei giorni in cui ti dicono del tornado che è passato a Milano, uno al mattino e uno al pomeriggio per non sbagliare; per una volta hai lavato e steso fuori le lenzuola ma ci ha piovuto sopra il diluvio universale; ti hanno chiuso l'auto nel parcheggio; e dulcis in fundo vi si è spezzata un'unghia (colpa del detersivo per i piatti che avete preso perché costava meno).
In queste situazioni il rosicometro diventa quasi essenziale, anzi bisognerebbe poterselo personalizzare: così da ricordarci cosa evitare per non compiere atti di cui mezz'ora dopo ci potremmo pentire.