domenica 19 giugno 2011

[Info] Colleghi giornalisti, lasciamo perdere questo lavoro?

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Ad un invito è cortesia rispondere.
Ad un dibattito è correttezza intervenire ed ascoltare.
Ad una provocazione è buona cosa non rispondere. Quasi sempre.
Raimondo Donzel nella sua gentilezza ci ha invitati a contribuire al dibattito del Partito Democratico su "Informazione libera e democrazia", al ristorante "L'Ancien Braconnier". Le conclusioni sono quanto meno imbarazzanti.
Non tanto per il succo degli interventi, di cui ho apprezzato e condiviso molti dettagli, ma per il panorama orrido che qualcuno ha insistito per disegnare.
Uno critica il giornale per cui scrive da una manciata di mesi e definisce «noiose» per il pubblico le pagine di cui si occupa.
Un altro intervento culmina nell'invito a non rilasciare più dichiarazioni ai giornali ma di affidarsi ai blog.
Dal pubblico arrivano provocazioni che sono in realtà i soliti due argomenti da usare contro i giornali: il condizionamento da parte dell'Ente pubblico attraverso gli investimenti pubblicitari e la mancanza di inchieste. Poi il politico si alza per fare domande ai giornalisti, ma appena si risiede si mette a chiacchierare per non sentire le risposte. Forse non interessa nemmeno a lui quelle che vuol far passare come provocazioni. Potrei chiedermi che politico sia una persona che parla tanto per parlare, ma temo che il comportamento sia già una risposta.
Assieme a stimati colleghi, dai quali c'è sempre da imparare, mi trovo accanto e nel pubblico altre persone che - mentre siamo lì a confrontarci in un ambiente che, tutto sommato, ha un intento calibrato ed interessante - stanno affilando le armi per farci letteralmente la pelle. Su un blog mentre parliamo si aggiungono cattiverie gratuite cui continuerò a non rispondere, anche perché scritte da persone con cui, a parte questo parlare eccessivo, non ho nulla da spartire. Ciascuno per la propria strada e che le calunnie restino lì, non raccolte e insensate.
Il succo della mattinata, però, è che non vale la pena essere giornalisti. Meglio fare i politici, almeno si può domandare senza ascoltare le risposte, mentre se le dichiarazioni non sono riportate da una testata in modo perfetto... apriti cielo.
Oppure è meglio scrivere su un blog tanto per insultare a destra e a manca, salvo poi chiamare tutto questo «satira».
In ogni caso, mancava solo di prendersi dei "venduti" a chiare lettere. Oppure di essere insultati perché non si fa inchiesta d'assalto, rischiando, come è capitato purtroppo ad altri colleghi anche nella piccola Aosta, di trovarsi l'auto rovinata o incendiata. Tanto per ripicca.
Riporto qui la mia riflessione di questa mattina, a casa mia, sul mio blog che non è testata giornalistica ma non si permette ugualmente di offendere volutamente nessuno.
Ho detto di "no" a proposte ed incarichi politici. Ho forse condizionato la mia vita rinunciando a posti lucrosi che ho poi visto assegnare ad altri che invece hanno detto "sì". E' stata una scelta personale, meno politica a favore di un modo di essere (e non solo fare...) giornalista. Non mi interessa andare a mendicare incarichi, come ho visto altri. Non mi alletta, per ora, un incarico politico. Mi piace il mio lavoro e cerco di mettermi nelle condizioni di portarlo avanti in modo pulito e professionale, di offrire anche ad altri l'opportunità di fare qualcosa che piace, che riesce bene ed è soddisfacente. Le polemiche a lungo andare stufano e scontentano. Il buon lavoro rimane anche al di là degli intrighi sottobosco.
Servirebbero più imprenditori che credano nei mezzi di informazione e comunicazione, anche perché la crisi del momento porta molte persone a rivolgersi ad avvocati e magistrature al minimo sospetto di "offesa", più che altro per «tirar su qualche soldo».
Capisco che i martiri siano un bel mito e che diventino utili per bieche demagogie, ma prima di mettere alla gogna i giornalisti forse vale la pena ricordare che ce ne sono sempre di più a spasso e sempre più nuovi e poco competenti (e poco interessati a diventarlo).
La chiusura del dibattito lo dice chiaro: perché rivolgersi ai giornali? Sono meglio i blog, o come intelligentemente ha detto una signora dal pubblico «i blob»: creature di Internet che a volte cercano di inglobare in modo mostruoso e informe il lavoro di chi scrive per passione.
Allora, cari colleghi giornalisti, operatori dell'informazione e comunicazione, chiudiamo le nostre testate, no? Ci è stato detto a chiare lettere: non c'è bisogno di noi, perché la democrazia, la libertà di espressione sono diventate un'arma micidiale contro una categoria di lavoratori.
Lasciamo perdere. Troviamoci un'altra rendita e apriamo solo blog.