domenica 23 gennaio 2011

Cappuccetto Rosso va dalla nonna. Riflessioni invernali sugli artigiani

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La gnometta con il poncho di Emanuela
Di storie ce ne raccontano tante e temo che quella di Cappuccetto Rosso sia quella che a mia volta racconto più spesso.
Forse perché è oggetto di mille rifacimenti, dal cartone animato Cappuccetto Rosso e gli insoliti ignoti alla triplice versione teatrale di Replicante Teatro e tutti gli altri che non conosco ma sicuramente hanno fatto un ottimo lavoro, fino alla versione raccontata a Zelig da Debora Villa.
Forse perché questa mamma incosciente che manda la piccina del bosco è solo troppo fiduciosa nel mondo; perché il lupo fa il suo mestiere di lupo, anche se è più forte in dialettica che in strategia; forse perché di nonna preferisco quasi quella in versione pubblicitaria della "Red Bull".
Forse perché le "Cappuccetto Rosso" di oggi il lupo se lo mangiano in un boccone, povero lupo. Lo spaventano tanto da farlo rintanare sui monti, anziché nella sicura penombra del bosco. Tanto boschi non ce ne sono quasi più e di storie così in città o lungo le autostrade non se ne raccontano.
La gnometta ha ricevuto prima di Natale un fantastico cappuccetto rosso, un poncho fatto a mano, su misura, e non metterlo per andare dalla nonna sarebbe un vero delitto!
Il poncholino viene dalla "spacciatrice di punti" Emanuela Bacchini, meravigliosa conoscenza di fine 2010, di quelle persone che è bello incontrare per caso e curare a lungo, scoprendone ogni volta sfaccettature nuove ed interessanti.
Emanuela, mezza compaesana (ma la mezza sono io), ha mani fatate con cui crea piccoli e grandi manufatti, trasformando la lana in oggetti preziosi, soprattutto quando sono destinati ai piccoli, come la gnometta, oppure ai piccolissimi. Questa paziente artigiana è esperta delle cosiddette "arti femminili", quelle che senza bisogno di malizia riportano in vita le abilità che da sempre portano le donne a creare capi carezzevoli e avvolgenti, che comprati nei negozi perdono tutto il calore che invece conservano se acquistati sulla bancarella di un mercatino, oppure alla millenaria Fiera di Donnas del terzultimo fine settimana di gennaio.
Emanuela Bacchini a Donnas (AO)
Il modello scelto, forse creato (peccato non averglielo chiesto...) da Emanuela è semplicemente perfetto. Leggero e vaporoso, si indossa in un solo gesto, come piace ai bambini. Racchiude senza stringere. Scalda e fa sognare.
Con un "Cappuccetto Rosso" così anche il lupo si farebbe incantare e lascerebbe perdere i cattivi propositi sulla nonna.
Bisognerebbe aprire la... caccia agli artigiani, soprattutto quelli (e quelle) tanto generosi e appassionati che ti prendono a lato del loro banco e, freddo o caldo che sia il clima, ti raccontano da dove nascono le loro creazioni, ti spiegano il "come si fa" come solo la saggezza antica ispira. Presto vi racconterò anche di Franca, che esplora filati sempre nuovi e con la lana crea gioielli.
Il saper fare è prezioso, soprattutto quando ci sono abilità da conservare nel tempo, anche per mantenere sana la mente in epoca di televisione e computer.