martedì 6 giugno 2006

Pedro, perchè sei gay...???

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Pedro Almodóvar e Penelope CruzFinalmente un sabato passato ad andare per negozi... Beninteso, a guardare, senza comprare nulla: il trasloco mi ha sfiancata e privata di quei due euro che erano miracolosamente sopravvissuti alle razzie del mio commercialista che, tra Iva, dichiarazione dei redditi e la sua parcella (perchè non mi dà mai la fattura di quanto generosamente devolvo alla sua sacra famiglia sempre in crescita? E io perchè non gliela chiedo? Perchè è un amico e mi pare brutto... Si può essere più deficienti di me??? Ma questo è un altro discorso...), mi ha privata di ogni potere d'acquisto. Ma va bene così: ho passato un pomeriggio abbastanza rilassato, in giro per il quartiere Prati, a Roma, in un sabato non proprio estivo, ma tutto sommato piacevole, con Daniela e Rossella a sparlare di tutte le amiche assenti.
Regola numero uno: mai mancare ad una riunione di amiche, state sicure che sarete bersaglio delle peggiori, ma affettuose maldicenze.
Così, tra uno sguardo alle vetrine e un caffè, ci siamo stancate abbastanza da finire a riposarci in una accogliente sala cinematografica. Alle 17.30, cinema "Giulio Cesare". Sala moderatamente affollata e pubblico stranamente corretto. No, perchè siamo così disabituati a condividere gli spazi con gli altri, che regolarmente dimentichiamo che quando siamo al cinema non siamo proprio nel salotto di casa nostra e che i nostri commenti, ad alta voce, possono non interessare i nostri casuali e sconosciuti vicini di poltrona. Invece, silenzio assoluto.
Il film è "Volver", quello di Pedro Almodóvar, dato per favorito a Cannes, ma silurato a favore del film di Ken Loach. Almodóvar non mi delude (quasi) mai. Credo di averli visti tutti i suoi film, da quando, anni fa, finii per caso in un cinema al centro di Napoli, dove davano "L'indiscreto fascino del peccato", una storia surreale e colorata, tragica e divertente d'amore e di fughe, di tipi umani terribilmente "umani", di suore lesbiche e cocainomani, autrici di libri porno, dai nomi improbabili: suor Vipera e suor Maltrattata da Tutti, insieme alle consorelle del convento delle Umiliate Riparatrici, si dedicano al recupero delle anime perse, ricorrendo a metodi poco convenzionali, mescolando sacro e profano, torte, sentimenti e stimmate. Forse l'apice del grottesco, nella cinematografia di Almodóvar. Ed era un film dell'83! Dalla clamorosa scoperta dell'allora sconosciuto regista spagnolo, non me ne sono persa uno, dei suoi film. E mi sono piaciuti tutti, con l'eccezione di "Kika", che ho trovato un film brutto senza appello. Quindi il mio approccio a "Volver" è stato più che positivo.
Ma Almodóvar riesce sempre a sorprendermi. "Volver" è un film bello. Tragico. Tenero. Fa ridere e fa piangere, perchè Almodóvar è capace di scorticarti la pelle e di toccare con gentilezza e senza retorica le emozioni più nascoste. Rendendo credibili e realistiche le situazioni più improbabili. Cercando (e trovando) dolcezza e sentimento anche nei racconti più duri. Scavando tracciati del cuore dove la speranza può trovare una possibilità di sopravvivenza. Affidata alle donne. Sostenuta dalle donne. Condivisa dalle donne. Non so se sia davvero così, ma mi piace, in quanto donna, pensare che siamo capaci di tanto. Mi conforta pensare che, in questo mondo in cui uomini e donne si rincorrono senza incontrarsi (quasi) mai, almeno uno che ha capito come siamo fatte ci sia.
Peccato che sia gay.
[Dida]